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| Gastronomia |
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| Aglio
e virtù |
Piccolo
miracoloso concentrato di virtù,
l'aglio è compagno inseparabile di
tantissimi piatti. Da sempre è conosciuto
per la sua azione disinfettante dell'intestino:
uno o due spicchi freschi al giorno costituiscono
un ottima rimedio nelle infezioni intestinali
e può anche liberare dai parassiti.
Grazie ai composti solforati, è dotato
di importanti attività farmacologiche:
riduce i valori della pressione arteriosa,
del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue,
inibisce l'aggregazione piastrinica e aumenta
le difese immunitarie dell'organismo.
E' davvero imbarazzante scegliere tra le
tante applicazioni che lo vedono protagonista
in cucina. Vale intanto la pena ricordare
come l'abbinata con il prezzemolo lo rende
più facilmente digeribile; ma è
nei battuti con rosmarino, alloro e, in
alcuni, casi, anche con una foglia di salvia,
che riesce a dare il meglio di sè,
quando si tratta di piatti di carne in genere
e soprattutto di cacciagione. E poi c'è
sempre la gran risorsa di "due spaghetti
aglio, olio e peperoncino", anche a
crudo, se credete...
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| Il
Laurus nobilis |
Come
sempre il gusto e l'aroma non esaurisce
la vasta gamma di proprietà contenute
nelle erbe. E' anche il caso dell'alloro,
adatto a cingere il capo del vincitore,
ma pronto ad aiutare la diuresi (ci si scusi
l'accostamento). Carminativo e stomachico,
si impiega, oltreché in cucina, anche
in infuso e in pomata, con incredibili risultati
per i dolori reumatici. Ma come sempre,
e come del resto a noi più piace,
è in cucina che dispiega appieno
le sue doti: l'alloro, che stimola le funzioni
digestive, triturato è buono nella
cottura dei legumi (una punta di coltello
è più che sufficiente) e poi
in quasi tutta la selvaggina arrosto assieme
a mirto e ginepro, od anche rosmarino e
salvia, accoppiate vincenti.
Uso proprio anche nei lessi, nei brasati
e nelle minestre. A patto di non eccedere,
per non spostare troppo sull'amarognolo
i sapori dei piatti. Anche i pesci bianchi,
lessi, traggono giovamento da un paio di
foglie d'alloro.
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| Il
Ginepro |
Non
esisterebbe il "Martini Dry" senza
il ginepro, le cui bacche costituiscono
la base per il gin, che a sua volta costituisce
magna pars del famoso cocktail. Ma in quella
foggia è discutibile che riesca appieno
ad esplicare le sue virtù medicamentose,
che ne fanno un ottimo diuretico, un disinfettante
delle vie urinarie, un coadiuvante nella
profilassi del diabete. Peccato! E allora,
per sfruttarne almeno in parte le proprietà
terapeutiche delle sue bacche, affidiamoci
alla buona cucina, dove comunque stimola
la digestione e dà sapore ad una
gran quantità di piatti, legumi inclusi.
Tra le "'applicazioni" consigliate,
ci sono i crauti ed il pollame, gli arrosti
e poi naturalmente, la selvaggina, con particolare
riguardo al cinghiale, al capriolo e alla
lepre. In questi casi, a seconda della ricetta
prescelta, funziona bene sia aggiungendo
le bacche in cottura, che nella marinata
necessaria a preparare i selvatici ad una
corretta cottura. Assieme a granii di pepe
intero fa buona figura, forse non tutti
lo sanno, anche con i funghi. Per l'infuso
è sufficiente lasciarne un cucchiaio
in una tazza d'acqua per una decina di minuti.
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| La
Rosa canina |
E’
davvero una delle piante più "titolate"
a rappresentare il discorso sullo sposalizio
tra grazia, qualità curative ed applicazioni
nell’arte culinaria. Pianta diffusa
praticamente in tutta Europa, i suoi frutti
vengono impiegati in fitoterapia con un
buon esito nelle affezioni renali, nei casi
di ritenzione di liquidi. Anche contro lo
scorbuto: si può assumere sotto forma
di capsule, ricavate dall'estratto a secco
della pianta, oppure con l’involucro
dei frutti è possibile preparare
un decotto (due/tre per tazza). Queste le
modalità di assunzione terapeutica
propriamente detta. La rosa canina, però,
anche in cucina esplica le sue proprietà,
sia nella forma di bevanda, sia nelle confetture.
Le sue sono poi una delle componenti della
indispensabile marinata che predispone la
selvaggina nobile alla cottura: il profumo
e il lieve aroma dolce-amaro passa, seppure
in forma attenuata e mescolata ad altre
componenti, alle carni a cui sottrae parte
di quel sapore di "selvatico"
che in forma troppo forte offende il palato.
Può rappresentare anche una delle
componenti centrali dell'aromatizzazione
dei piatti.
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